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CONVERSANO
Si ignora l’origine del nome Marchione, nome che individua sia il Castello, sia la Contrada.
Al tempo, questo edificio era Casa di caccia degli Acquaviva d’Aragona, Duchi d’Atri, Signori di Teramo, Conti di Conversano, ecc., la cui filiazione ininterrotta risale a Rinaldo Acquaviva, Signore di Atri, vissuto intorno all’anno Mille. Gli Acquaviva d'Aragona, in Puglia, risiedevano abitualmente nel Castello di Conversano ed usavano Marchione quale tenuta di caccia; essa tenuta, costituita da bosco di quercia e macchia mediterranea, era estesa duemila tomoli, pari ad ettari 1.260; di tale bosco sopravvive un esemplare di quercia la cui età è valutabile in circa cinque secoli. La leggenda vuole che un passaggio sotterraneo collegasse Marchione con il Castello di Conversano.
Conversano pervenne agli Acquaviva d’Aragona per matrimonio (1456) di Giulio Antonio, VII Duca d’Atri, con Caterina, figlia di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, Principe di Taranto. La Contea di Conversano, uno dei sette potentati dell’Italia Meridionale, risalente all’anno Mille, è appartenuta, nell’ordine, alle seguenti Case: Altavilla, Brienne, Enghien, Lussemburgo, Orsini Del Balzo, Acquaviva d’Aragona, passando, sempre per matrimonio, dall’una Casa all’altra.
Nel secolo XIX, secolo di diffuso degrado del patrimonio artistico, Marchione conobbe il suo peggiore momento: il bosco fu dissodato, l’edificio, dato in affitto, insieme ai terreni, ad agricoltori disattenti ai valori artistici, fu adibito a locale agricolo ( lo si rileva anche da fotografie d’inizio Novecento ).
L’edificio, che presenta perfetta simmetria sia lungo l’asse
longitudinale sia lungo quello trasversale, si sviluppa su tre piani: il piano
terra, l’ammezzato e le quattro torri, disposte agli spigoli dell'edificio,
tutto di età medievale, il piano superiore di epoca barocco-neoclassica
(tardo Seicento); questo, secondo qualcuno, sarebbe opera della scuola di
Vanvitelli.
Al piano superiore i soffitti,
originariamente in legno e dipinti, furono sostituiti, nel secolo XIX, con
le tutt’ora esistenti volte in muratura; è fatta eccezione per il salone
centrale, sul cui soffitto ligneo (originale) è raffigurato lo stemma,
inquartato, della Casa Acquaviva d’Aragona; questo mostra lo stemma Acquaviva
(Leone rampante) e lo Stemma, a sua volta inquartato, d’Aragona (Pali, ecc.);
fra gli altri figura lo stemma Filomarino. Nello stesso salone si osserva sulla
parete sinistra (per chi entra), dipinti su tela, due alberi genealogici: il
primo è l'albero genealogico della Casa Acquaviva d’Aragona, il secondo della
Casa Enriquez (Casa reale di Castiglia estintasi nella Casa Filomarino); sulla
parete opposta vi è un quadro ad olio raffigurante Giangirolamo II Acquaviva
d’Aragona, XXI Conte di Conversano ecc., detto “il Guercio delle Puglie”,
vissuto nel 1600, fondatore di Alberobello, noto per la maestria nell’uso delle
armi, per il coraggio e per il suo mecenatismo. Sulle stesse pareti, più in basso,
vi sono dei “Medaglioni” (dipinti ad olio su rame), che raffigurano i vari
Duchi d’Atri di Casa Acquaviva d’Aragona.
La principessa Giulia Acquaviva d’Aragona,
intorno agli anni 1920-30, riprese il possesso di Marchione ed avviò una
paziente opera di restauro. Tale meritoria opera di salvaguardia è stata
proseguita con amore ed impegno dal figlio Principe Don Fabio Tomacelli
Filomarino (1920-2003), il quale a quelli della sua famiglia univa per
discendenza materna i titoli di Casa Acquaviva d’Aragona (Duca d’Atri, Conte di
Conversano, ecc.).
